Nemmeno il concorso a cattedra è riuscito a ridurre l’età media dei docenti italiani: degli 8.303 vincitori della procedura concorsuale, di cui 3.255 assunti in estate, oltre la metà ha più di 50 anni. Ma il Ministero dell’Istruzione non può che prendersela che con se stesso, visto che nel bando di concorso, atteso da 13 anni, ha escluso dalle prove tutti coloro che si sono laureati dopo il 2002.
I dati riguardanti le assunzioni attuate sino ad oggi sono stati comunicati dallo stesso Miur, attraverso un comunicato, dal quale risulta che a causa dei “rallentamenti che si sono verificati nelle procedure concorsuali di alcune regioni (restano aperte 13 procedure in Toscana, 16 nel Lazio, 4 in Sicilia, 4 in Calabria, 1 in Veneto), ad oggi risultano vincitori 8.303 candidati”. Ma soprattutto, il 69% dei vincitori, ben 5.733 su 8.303 risulta essere composto da iscritti in una Graduatoria ad esaurimento.
Anief sottolinea come “due assunzioni su tre sono state effettuate su supplenti ‘storici’ della scuola, che avrebbero dovuto essere stabilizzati sulla base della direttiva europea 1999/70/CE che obbliga lo Stato ad assumere i lavoratori con almeno tre anni di servizio anche non continuativo alle spalle”.
“Con la preclusione a tutti i laureati negli ultimi dieci anni – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – il Miur ha creato i presupposti per aggravare, anziché alleggerire, l’età media dei docenti italiani. Che, è bene ricordare, è già la più alta al mondo”.
Ma ai giovani il Ministero dell’Istruzione non ha chiuso solo le porte del concorso: per gli abilitati con TFA ordinario ed i prossimi con i Percorsi abilitanti speciali (PAS), oltre che per tutti gli idonei allo stesso concorso a cattedra, il Miur ha anche deciso che non c’è spazio nelle Graduatorie ad esaurimento. Una decisione contro cui l’Anief ha presentato ricorso in tribunale e chiesto un emendamento ad hoc al decreto sulla scuola n. 104.
“Oltre 50mila aspiranti docenti, molti dei quali giovani laureati, non possono essere condannati a vita al precariato. Mentre il corpo insegnante di ruolo diventa sempre più vecchio”.
FONTE: BlogSicilia
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